Ci sembra ormai evidente che la questione del CNR sia diventata una questione di interesse nazionale: il più grande Ente pubblico di ricerca del Paese paga pesantemente le conseguenze delle riforme Moratti, rischiando di perdere quella capacità di svolgere ricerca di qualità che perfino il commissario governativo ha dovuto riconoscergli.
La riduzione progressiva dei finanziamenti e il prolungato blocco delle assunzioni sono purtroppo fatti noti e da noi ripetutamente denunciati: per il CNR ciò ha significato passare progressivamente da 584 Mln di Euro nel 2002, a 523 nel 2003, 480 nel 2004, fino ai 479 nel 2005, a valore costante dell’Euro del 2001; per centinaia di giovani ciò significa rimanere nel limbo di una situazione di precariato insostenibile oltre ché dannosa per la stessa qualità della ricerca. La responsabilità politica di queste scelte non ha bisogno di essere sottolineata.
E’ però legittimo chiedersi come mai questa deriva sia stata denunciata solo da noi e dal personale dell’Ente e mai sia stata oggetto di preoccupazione da parte degli organi di governo del CNR: la risposta fornita dal Presidente in una recente intervista al Sole – 24 Ore a questa e ad altre obiezioni non è condivisibile, ed esplicita una visione del CNR alternativa a quello che pensiamo debba essere il suo ruolo.
Sottoporre la validazione di un progetto scientifico alla condizione che in esso siano coinvolte le imprese è affermazione semplicistica oltre che incauta, ma qui ci interessa non la filosofia, ma gli atti che ne derivano.
E allora ci chiediamo, e chiediamo risposte chiare su un certo numero, certamente non esaustivo, ma significativo di questioni:
Ci sembrano tutte questioni non di poco conto che mettono in pesante dubbio la stessa immagine di “azienda sana” del CNR che il Presidente tende ad accreditare: filosofia che noi peraltro non condividiamo, ma sulla quale è stata modellata l’intera riforma Moratti.
Il CNR ha bisogno di ben altro che di un modello aziendalistico discutibile nei principi ispiratori e nella pratica che ne è seguita: ha bisogno, oltre che di risorse e di nuovi ricercatori e tecnici non più precari a vita, di ridare nuove motivazioni ad una comunità che giorno dopo giorno si sente espropriata della possibilità di partecipare alle stesse scelte scientifiche dell’Ente che, invece, dovrebbero trarre linfa proprio dalle professionalità del personale. Ha bisogno di consolidare ed integrare a livello internazionale la propria capacità di fare ricerca di qualità e programmata su tempi medio-lunghi, sola condizione attraverso la quale è possibile ottenere risultati poi spendibili anche a vantaggio dell’intera società e del tessuto produttivo.
Ha bisogno soprattutto di un Presidente e di un CdA in grado di esercitare una funzione di governo e di guida condivisa, non mera esecutrice di una pessima riforma che sta producendo pessimi risultati.
Roma, 23 febbraio 2006
La Segreteria Nazionale FLC Cgil